12 VG “La grotta di Padriciano" 1806-2017: 211 anni di storia nella speleologia triestina

DATA DELL'EVENTO
Sab, 21/10/2017 Ore ore 9:00
LUOGO DELL'EVENTO
Parcheggio (coordinate 45,65006941N 13,83481088E) Grotta di Padriciano, Trieste
ISCRIZIONE
Obbligatoria entro il 16/10/2017 , gratuita

La grotta di Padriciano è conosciuta nell’ambiente speleologico semplicemente come la “ 12 “ dal numero catastale assegnatole dalla CGEB nel suo storico catasto. Con una profondità di 242 metri e uno sviluppo complessivo di oltre 700 metri, fu sino a tutta la prima metà del secolo scorso, assieme alla Grotta Gigante e alla grotta di Trebiciano, una delle cavità più vaste del Carso nell’entroterra triestino.
Fu scoperta agli inizi del 1800 da Josef Eggenhoffner, locandiere (possessore della locanda Hundsberg al Boschetto) e fontaniere civico della città di Trieste ruolo che imponeva la manutenzione degli impianti e delle condutture degli acquedotti della città). Questi si prodigò nell’adattamento dei 50 metri di sviluppo della parte iniziale, posizionando panche e tavoli per far accomodare i visitatori, che egli stesso accompagnava. Fece allargare a sue spese alcuni restringimenti che permisero l’esplorazione di altri 150 metri circa di percorso, lungo tratti di galleria e un pozzo verticale di quasi 20 metri, fino al punto in cui tutt’ora inizia la discesa del pozzo terminale di 45 metri. Gradini scavati nella roccia e nella concrezione, che giungono sino all’orlo dei pozzi verticali, tratti di massicciata costruiti con materiale risulta degli scavi di adattamento, sono tutt’ora visibili, a testimonianza di quella vecchia attività turistico – speleologica intrapresa all’epoca.
Nel 1839 fu una delle prime grotte esplorate dall’ing. Antonio Federico Lindner e Giovanni Svetina (che fu in gioventù apprendista di Eggenhoffner e ricopriva all’epoca l’incarico di Civico Fontaniere), sino al punto che tutt’ora costituisce la profondità massima raggiunta nella cavità. L’obiettivo era quello di indagare il sottosuolo carsico alle spalle della città alla ricerca delle acque sotterranee del Timavo. Lo scopo quello di farle fluire attraverso gallerie artificiali negli impianti di fornitura dell’acqua potabile, al fine di dare una soluzione definitiva al contingente problema idrico di una città in pieno e veloce sviluppo economico e urbanistico.
Seguì un periodo di oblio in cui la grotta fu pressoché dimenticata, e solamente verso l’ultimo ventennio del 1800 nuove schiere di esploratori ricominciarono a frequentarla.
Il “DÖAV” Club Alpino Austro Tedesco, il Club Touristi Triestini (futura Commissione Grotte in seno alla Società Alpina delle Giulie) iniziarono una fervida e competitiva campagna di esplorazione, redigendo relazioni e producendo nel giro di pochi anni svariati rilievi dettagliati riguardanti la cavità.
Iniziava così quella che si può definire la speleologia moderna, supportata da studi scientifici su flora, fauna e sulla struttura geologica delle rocce e del territorio.
Negli anni sessanta del '900 la grotta fu presa in gestione dalla CGEB e venne chiusa, così come si presenta attualmente, per scopi di studio e monitoraggio scientifico.
Nel 2015 è stato iniziato un censimento e catalogazione delle firme dei visitatori e delle iscrizioni in essa esistenti che allo stato attuale, senza aver ancora censito la parte più profonda alla base del pozzo di 45 metri, risultano essere più di 200.
Due anni si affermano importanti per la grotta di Padriciano, il 1806 data della prima visita documentata e il 1816 anno in cui due studiosi tedeschi presenti a Trieste per scopi botanici, ne relazionano la visita sul loro diario di viaggio, pubblicato in lingua tedesca nel 1818.
Proprio da questo ed appena nel 1895 “ Il Tourista “, rivista ufficiale del Club Touristi Triestini, pubblicherà un estratto tradotto in lingua italiana riguardante la Grotta di Padriciano.
Duecentodieci anni sono trascorsi da quella prima visita, davvero un bel traguardo per la nostra attempata signora “ 12 “, che nonostante la sua vetusta età riesce talvolta ancora stupire, e chissà che anche in futuro non sia prodiga nel dispensare qualche ulteriore novità, a coloro che con discrezione sappiano vedere nel buio della sua anima

PROGRAMMA

1) Lasciando il parcheggio si procede per una strada carrareccia forestale, che con un percorso di non più di dieci minuti a piedi raggiunge la grotta.
2) In collaborazione con il Centro didattico naturalistico di Basovizza del Corpo forestale regionale. Illustrazione del territorio carsico circostante, degli antichi percorsi viari rurali e delle opere di rimboschimento, che partendo dalla seconda metà circa del 1800 hanno interessato in modo sistematico svariate aree dell’altipiano carsico triestino.
3) Visita alla cavità, con delucidazioni sulla struttura geologica della stessa, le aree circostanti e sui meccanismi naturali che regolano la formazione delle cavità, delle concrezioni e le particolarità peculiari in esse presenti.
Tempo complessivo per l’escursione: circa 2 ore.


CARATTERISTICHE DELL'ESCURSIONE
Livello di difficoltà: medio
Distanza: 1 km
Dislivello: 50 m
Età minima: 5 anni

ABBIGLIAMENTO O EQUIPAGGIAMENTO CONSIGLIATO
sportivo
necessario
altro
(Calzature robuste con suola antiscivolo, abbigliamento adeguato per la visita 30 – 40 minuti circa all’interno della cavità ( la temperatura è costante e si attesta all’incirca sui 14° C. ).)

ISCRIZIONE E ASSICURAZIONE
Iscrizione obbligatoria entro il 16/10/2017
Quota iscrizione:
- gratuita
Modalità di iscrizione:

L’iscrizione è gratuita ma obbligatoria, previa compilazione di "dichiarazione liberatoria" riguardante i rischi connessi, entro il 16/10/2017 per telefono 334 3161460

Numero massimo partecipanti: 20
Assicurazione non necessaria

ORGANIZZATORI E SPONSOR

Commissione Grotte "E.Boegan" della Società Alpina delle Giulie - sezione di Trieste del CAI




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