Escursione sul Monte Papa (Massiccio del Sirino) e posizionamento targa in memoria di Giuseppe De Lorenzo

DATA DELL'EVENTO
Sab, 22/10/2016 Ore 8.00
LUOGO DELL'EVENTO
Parcheggio impianti risalita del Monte Sirino, Lagonegro (PZ)
ISCRIZIONE
Obbligatoria entro il 10/10/2016 , ingresso libero

La sezione Cai di Lagonegro, al fine di commemorare l'illustre studioso Giuseppe De Lorenzo organizza per domenica 18 ottobre 2016 una escursione sul Massiccio del Sirino.
Giunti sulla vetta del Monte Papa, i soci posizioneranno una piccola targa intitolata all'illustre studioso G. De Lorenzo.

Il monte del Papa è la cima più alta del gruppo montuoso del Sirino, compreso nel Parco nazionale dell'Appennino Lucano-Val d'Agri-Lagonegrese. Alto poco più di 2000 metri (2005 per l'esattezza) è facilmente accessibile da più versanti. L'itinerario più semplice, ma non molto interessante in salita, è quello che inizia dal lago Laudemio (lago Remmo sulla carta IGM) e percorre la pista sotto gli impianti di risalita. La zona, a causa della posizione geografica, riceve notevoli precipitazioni e la neve rimane molto a lungo sui pendii settentrionali della montagna. Il lago Laudemio è di origine glaciale (il più meridionale d'Italia), qualcuno lo ha ripopolato di "simpatici" pesci rossi che con la zona non c'azzeccano nulla, anzi recano danni alla fauna locale. La cima si raggiunge facilmente seguendo la pista fino al termine della seggiovia e nel tratto superiore per un esile sentiero oppure direttamente per la cresta.
In realtà le cime sono 3, una di 2003 m e due di 2005 m, tutte poste a brevissima distanza. In discesa, se non si vuole rifare il percorso fatto in salita, si può percorrere il crinale chiamato "Spalla dell'Imperatrice", una cresta a tratti esile e molto panoramica con una bellissima veduta del lago. Rientrati nel bosco però il sentiero non è sempre ben visibile ed occorre avere un minimo di esperienza. Una gita breve ma molto panoramica.

Chi è Giuseppe De Lorenzo
Nacque a Lagonegro (Potenza) il 24 aprile 1871, da umile famiglia. Perse presto i genitori, Lorenzo e Carolina Rinaldi. Si laureò nel 1894 in scienze naturali all’università di Napoli. Assistente di geologia, divenne libero docente in geologia e paleontologia nel 1897. Nel 1905 vinse il concorso di geologia per l’università di Catania, dove insegnò per due anni, in attesa di essere chiamato all’ateneo napoletano; quivi tenne prima la cattedra di geografia fisica e poco dopo quella di geologia, che occupò fino al 1941, quando andò in congedo per limiti d’età. Dopo di allora tenne per incarico lezioni.di geografia fisica e conferenze di storia delle religioni e filosofia dell’Estremo Oriente.
Fortemente attratto dagli studi orientalistici, dal sanscrito, dagli autori latini, le sue opere scientifiche sono mirabilmente impregnate di ricordi classici. Nel campo della geologia, da infaticabile camminatore qual’era, egli pubblicò una mole di osservazioni fatte personalmente in loco sulle strutture rocciose dell’Italia meridionale, curando in particolare la stratigrafia e la tettonica delle formazioni mesozoiche della Basilicata, dei monti Picentini, della Calabria settentrionale, di Capri: studi che sfociarono in fondamentali monografie nitide, precise, che ancor oggi servono da modello e da premessa per ogni ulteriore ricerca; ricorderemo i volumi e le memorie di axnplo orizzonte: Studio geologico del Monte Vulture, in Atti d. Acc. di scienze fis. e mat. (Napoli), s. 2, X (1899), pp. 1-208; Geologia e geografia fisica dell’Italia meridionale, Bari 1904; La terra e l’uomo (Napoli 1912 e altre edizioni, con ampi squarci geografici: Bologna 1919, Roma 1946 e 1947) ed i testi universitari di Geografia generale e geologia (Napoli 1924), di Geologia dell’Italia meridionale (ibid. 1937) e di Elementi di geografia fisica (ibid. 1946). Ebbe il premio reale dei Lincei per la geologia, per l’anno 1898, “per la sintesi poderosa delle conoscenze sulla geologia della penisola a Sud del Garigliano”. Il D. fu sempre attratto dalla geomorfologia: su questo argomento scrisse tre note, da pioniere, sull’elaborazione glaciale delle vette del gruppo del monte Sirino e del monte Vulturino; riuscì inoltre a ricostruire, con minuziosi rilievi, l’estensione – ben superiore a quella attuale – dei grandi laghi pleistocenici alle falde del Vulture e in altre località dell’Italia meridionale. Anche alla paleontologia, benché marginalmente, egli diede alcuni contributi: oltre all’illustrazione di Molluschi del Trias di Lagonegro e del Calabriano della Basilicata, vanno ricordati alcuni importanti lavori su un bellissimo scheletro diElĕphas antiquus scoperto a Pignataro Interanina e sui rapporti tra questo pachiderma – abbastanza comune al Sud – e l’uomo paleolitico. Altra grande passione dei D. fu lo studio del vulcanismo; su questo tema egli pubblicò una quarantina di contributi. Oltre a quelli sul Vesuvio, i più significativi vertono sul meraviglioso apparato del Vulture, nell’alta Basilicata, e sui piccoli e complessi fenomeni magmatici dei Campi Flegrei: Nisida, Astroni, Fossa Lupara e altri crateri vennero da lui dettagliatamente illustrati e interpretati; affrontò i problemi del collegamento tra vulcani e terremoti e della protezione di paesi e popolazioni dagli intercorrenti fenomeni delle colate laviche e delle fasi esplosive. In questi scritti il D. non si limitò all’esame morfologico degli apparati, ma esaminò analiticamente i prodotti dei vari tipi di vulcanismo e la loro disposizione, tentando di ricostruire le vicende che portarono alla genesi e alle trasformazioni dei vari centri eruttivi, istituendo altresi un confronto tra loro. Per la seria metodologia e per i nuovi contributi arrecati alla scienza in questo campo, in particolare nelle memorie sul monte Vulture, al D. venne assegnato nel 1901 il premio Molon dalla Società geologica italiana; la celebre memoria riassuntiva History of volcanic action in the Phlegraean Fields (in Quart. Journ.of the Geological Society, LX [1904], 296-315, tavv. XXVI-XXVIII), gli valse la nomina a socio straniero della Geological Society di Londra. In effetti questa monografia chiarì in modo organico, e modernissimo per quel tempo, tutta la storia del vulcanismo flegreo in senso lato, comprese le strutture di Miseno e Procida, dividendo quell’attività ignivoma in tre periodi principali, ciascuno costituito di più fasi; opera che costituì un caposaldo prezioso per le ricerche degli autori posteriori. Un filone collaterale della ricerca del D. fu quello della storia della geologia: ne testimonia la consistenza l’importante volume Leonardo da Vinci e la geologia(Bologna 1920), dove Leonardo viene messo in luce, quale precursore della geologia moderna, in base all’esame diretto dei codici Vinciani. Il D. trattò anche lo stato del Vesuvio ai tempi di Strabone e nel XVI secolo, in Le visioni geologiche nell’arte, La geologia nell’antichità, e lo stato del cratere del monte Nuovo in un disegno del 1540. L’altro importante aspetto della vita del D., oltre alla sua attività nel campo delle scienze geologiche, fu il crescente interesse per il buddismo e in genere per le dottrine filosofiche orientali. Furono i suoi amici tedeschi Bose e K. E. Neumann che gli fecero conoscere ed apprezzare la letteratura e la filosofia indiana. Così, in un quarantennio di dedizione a questi temi filosofico-religiosi, egli divenne notissimo – anche all’estero – per questi suoi studi, che dettero vita a una quarantina di pubblicazioni, notevoli in rapporto alle conoscenze dell’epoca. Ricorderemo le opere – comprese tra il 1900 e il 1950 – Un discorso di Gotamo Budda tradotto per la prima volta dal testo pali, in Flegrea, I (1901), 3, pp. 193-204, in collab. con K. E. Neumann; India e Buddhismo antico, Bari 1904; Il sole del Gange, in Gerarchia, III (1924), 11, pp. 663-70; Oriente ed Occidente, Bari 1931; Religioni e filosofie dell’Estremo Oriente, Napoli 1948; Scienza d’Occidente e Sapienza d’Oriente, ibid. 1953. Egli si occupò a fondo anche di grandi letterati e filosofi europei, come G. Bruno, Schopenhauer, Leopardi, Shakespeare, Goethe, Dante, Hobbes, Kant, san Francesco. Per i suoi meriti scientifici venne nominato senatore nel novembre 1913 (per la 18ª categoria); fu membro di molte società scientifiche. Morì a Napoli il 27 giugno del 1957.


CARATTERISTICHE DELL'ESCURSIONE
Livello di difficoltà: medio
Distanza: 5,5 km
Dislivello: 500 m


ISCRIZIONE E ASSICURAZIONE
Iscrizione obbligatoria entro il 10/10/2016
Ingresso libero
Modalità di iscrizione:

inviare una mail a lagonegro@cai.it entro e non oltre il 15/10/2106

Numero massimo partecipanti: 30
Assicurazione consigliata, a carico del partecipante

ORGANIZZATORI E SPONSOR

Sezione CAI "G. De Lorenzo" di Lagonegro (PZ)




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